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La cosa da capire è che per l'organizzazione si tratta di unire le città di arrivo e partenza che pagano per ospitarli.

Non è che sono pazzi da Rcs e cercano di unire le città più distanti possibili, ma dipende molto dalle richieste che effettivamente hanno.

Quindi, spesso, si tratta di scelte tra: tapponi molto lunghi o trasferimenti molto lunghi. A meno che non gli vada di lusso che 2 città a "media distanza" tra di loro siano interessate, ma spesso non è cosi (soprattutto da Roma in giù), perché l'interesse turistico e di promozione non è della singola città x, ma di tutto il circondario se non della provincia o della regione.

Ergo, è molto difficile organizzare un percorso tenendo conto di tutto: territorio pagante, sponsor, sicurezza, logistica, etc..Tanto per dirne una: gli arrivi in quota sono costosissimi e spesso infattibili per semplice mancanza di spazio per tutti i mezzi al seguito. E sgraditi ai corridori che ci mettono una vita ad andare in hotel.


Quello che poi conta molto è il trend dell'interesse del pubblico. In questi ultimi anni il trend è verso sempre più salita e zero cronometro.

Quindi è ovvio l'interesse da parte di zone di montagna, e dello stesso organizzatore ad infarcire di salita ogni GT, ma in montagna la logistica si complica come noto, sia per le strade sia perché magari il paesino calabrese sulla Sila fa fatica ad accogliere un carrozzone di 1000 persone.


Trovo altresì legittimo che i corridori siano sfiancati dopo n-mila-mila metri di dislivello. Il discorso del "è il loro mestiere" è corretto, ma come si vede c'è anche chi decide COME lo farai questo mestiere. Quanto può essere frustrante per uno fortissimo a cronometro pensare che 15 anni fa poteva vincere n tappe di GT mentre oggi, per esigenze di audience e sponsor, deve limitarsi a tirare il trenino in pianura nelle prime 4h di gara senza copertura tv? O lo sprinter che 20 anni fa poteva vincere 9 tappe nello stesso Giro ed oggi deve inventarsi scalatore (dal punto di vista della preparazione l'esatto opposto) per non finire fuori tempo massimo in tappe con salite per 8h?


Ecco, in sintesi, per me l'organizzatore deve cercare di mantenere un equilibrio in queste cose, mediando tra esigenze di "spettacolo" e le esigenze di uno sport. Quando si insegue troppo la prima alla fine non si sono mai fatti buoni affari nel lungo periodo imho. Perché ad inseguire la deriva del dislivello ad esempio si finisce per stravolgere l'intero sport. Cosa vieta in futuro di mettere tappe di 7000mt? Tanto ci sono gare amatoriali cosi no, quindi chi sono i pro per lamentarsi? O se dovesse arrivare (di nuovo) l'estroverso campione degli sprint tanto amato dal "grande pubblico" quanto sarebbe bello avere 10 tappe piatte come tavole da stiro?