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Visita a Lapierre

Alla periferia di Digione, nella Côte d’Or francese, si trova la sede di Lapierre, storico marchio transalpino che ha iniziato nel 1946 a produrre biciclette. Le prime bici furono soprattutto bici da passeggio e bici da panettiere. Nel 1972 con gli affari che andavano sempre meglio venne realizzata una nuova unità produttiva. A metà anni ’80 l’intuizione di lanciarsi, tra i pochissimi marchi europei e francesi in particolare, con convinzione nel mondo delle VTT, vélos tout terrain, che fuori dall’esagono sarebbero le mountainbikes.

Nel 1996, dopo aver collezionato un completo palmarés di vittorie in mtb, l’attuale presidente di Lapierre, Gilles Lapierre, nipote del fondatore, ha attaccato il mercato delle bici da corsa, in particolare col sodalizio con Marc Madiot, Team Manager della Française des Jeux, storica squadra francese, con la quale riesce a ripetere il successo commerciale avuto con le mtb.

Nel 1996 la vendita al colosso Accell, un gruppo olandese che fa da “cappello” a marchi come Ghost, Haibike, Atala, Tunturi, Koga, Raleigh, Diamondbck ed altri.

Ultimo successo commerciale di Lapierre, la concezione dei Velib’, ovvero le bici per il servizio bike-sharing in uso nei comuni di Parigi e Lione, in collaborazione con JPDecaux (solo a Parigi ne circolano 17.000). Le bici sono realizzate da un terzista ungherese di Accell.

Nel 2009 Lapierre ha prodotto 90.000 bici.

Nella sede fanno bella mostra di se proprio alcuni modelli storici del marchio, “rampichini” dei fasti degli anni ’90.

I reparti amministrativi e marketing, come ormai consuetudine, sono popolati di dipendenti che appena possono staccano le bici dal muro e pedalano (forte).

Il reparto ricerca e sviluppo invece è off-limits, ma anche qui un gran via vai di giovani in lycra e gambe depilate

Varcando le soglie a cui si accede ai capannoni l’atmosfera cambia, e diventa meno “cool” e più concreta.

  

Gli operai non gradivano molto il farsi fotografare, quindi ecco il reparto montaggio ruote un po’ laconico. Qui vengono montate solo ruote particolari, come quelle per le eBikes.

  

Addentrandosi nella struttura diventa chiaro quale sia la scommessa per il futuro di Lapierre, cosa che ci viene confermata poi: il settore eBikes, che sta crescendo in maniera esponenziale.

    

eBikes che vengono montate in questa sede, dove confluiscono tutti i componenti necessari dai vari fornitori del mondo

   

Ogni meccanico lavora in una sua unità di montaggio privata fornita di ogni attrezzo. Su ogni bici lavora solo un meccanico alla volta che completa tutto il montaggio.

Stessa cosa avviene per i modelli di alta gamma, che siano XC, DH o bici da corsa.  

Il numero di telai in stock era in preponderanza per eBikes.

  

Anche se non mancavano gli altri settori.

In un’area separata si trova il set fotografico per realizzare i cataloghi

Ed infine il reparto testing, dove vengono provati i prototipi. Prototipi che vengono realizzati in un’altra unità produttiva non lontano da Digione. Tra questi non solo telai, ma anche componenti. Ovviamente il luogo è stato “ripulito” di materiale di un qualche interesse perché non venisse fotografato.

Nel complesso questo reparto ha una dimensione piuttosto “artigianale” rispetto al resto.

La via dell’uscita è la stessa per i prodotti imballati e pronti per essere inviati ai rivenditori

 

Un ringraziamento a Sara Burdon e Gilles Lapierre per la disponibilità

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Pubblicato da
Piergiorgio Sbrissa

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